TRASFERIRSI ALL’ESTERO

ragazza in viaggio con valigia

TRASFERIRSI ALL’ESTERO: BENEFICI O RISCHI PER LA TUA SALUTE MENTALE?

Ogni anno cresce il numero degli italiani che, per motivi personali o professionali, si trasferiscono all'estero. Nel 2014, secondo il Rapporto Italiani nel mondo 2015 della Fondazione Migrantes, gli espatri sono stati 101.297, con una crescita del 7,6% rispetto al 2013. Ad andarsene sono stati in prevalenza uomini, il 56%, per lo più non sposati, il 59,1%, tra i 18 e i 34 anni, il 35,8%. Sono partiti soprattutto dal Nord Italia e per 14.270 di loro la meta preferita è stata la Germania; a seguire il Regno Unito dove si sono trasferiti in 13.425.

Al primo gennaio 2015 sono in tutto 4.636.647 gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), il 3,3% in più rispetto all'anno precedente. 

Un fenomeno in crescita che porta ad interrogarsi sulle possibili ripercussioni, non solo socio – economiche, ma anche psicologiche che inevitabilmente ne conseguono.

Se da una parte la decisione di emigrare porta verso numerosi vantaggi legati soprattutto alla realizzazione di obiettivi di sviluppo personale o professionale, alla crescita intrinseca che ne deriva dal confronto con lingue e culture differenti, d’altro canto non si possono sottovalutare le comuni “conseguenze”, i cosiddetti sintomi da stress migratori, a breve e lungo termine, dove il fattore disorientamento fa il suo gioco, soprattutto all’inizio, quando vengono a mancare quelle sicurezze che per molto tempo ci avevano orientato e dato stabilità.

Primo fra tutti un senso intenso di perdita generale del sé, un possibile smarrimento delle coordinate che con molta difficoltà si sono costruite e delle relazioni importanti (“Mi sento confuso, non so dove andare o cosa fare”) .

Tale situazione può generare stati ansioso - depressivi provocati dalla perdita delle relazioni e dei contesti sociali familiari, dal senso di impotenza e di incertezza verso il futuro (“Non so come fare”, “Non ce la faccio”) .

Quando la forte motivazione a restare e la capacità di tollerare l’iniziale disagio (“Ce la posso fare”, “Ce la devo fare”) non sono più sufficienti a superare la fase di adattamento al nuovo posto, potrebbero insorgere disturbi fisici o somatoformi (disturbo alimentazione, disturbo del sonno, frequente mal di testa, nausea, etc...) .

Altri indicatori specifici del disagio psichico connesso al trasferimento all’estero potrebbero essere: 

• Senso di isolamento, tristezza e nostalgia (“home-sickness”)

• Senso di inadeguatezza/estraneitá nei nuovi contesti

• Evitamento costante di situazioni sociali, perdita di interessi e apatia

• Rabbia e aggressivitá verso la cultura ospitante e suoi membri

• Costanti fantasie sul ritorno o su come fare per anticiparlo

• Stati alterni di malessere e benessere.

E’ importante tener presente che nella fase iniziale di permanenza all’estero, specialmente se si tratta di un trasferimento definitivo o per lunghi periodi, è assolutamente naturale sperimentare certi stati emozionali.

Molto spesso una rete familiare stabile in grado di supportare, seppur a distanza attraverso chiamate e/o videochiamate, le iniziali difficoltà sperimentate da chi sta vivendo l’allontanamento da casa potrebbe in qualche modo aiutare ad abbassare il livello di disagio; altre volte, specie per chi è partito portando con sé “pesanti bagagli” di conflitti e/o incomprensioni connesse proprio alle relazioni più significative potrebbe riscontrare maggiori difficoltà sino a giungere, in taluni casi, all’esordio di specifiche problematiche che, se lasciate irrisolte, potrebbero cronicizzarsi.

E’ bene dunque, in taluni casi, fermarsi e riconoscere quali sono i reali bisogni celati dietro quei segnali del corpo e della mente, e quando non se ne comprende l’origine e/o il significato, chiedere aiuto a chi possiede le specifiche competenze e le conoscenze utili per individuare una “strada” possibile per venir fuori dallo stato di empasse.

Prima di concludere, però, facendo appello alla mia formazione di terapeuta relazionale vorrei rassicurare quanti si stanno imbattendo nella lettura di questo breve articolo che  il cambiamento (cambiare paese, cambiare casa, cambiare stile di vita, etc…) è di per sé una fase critica, sia nei casi in cui rappresenti una scelta che quando si è costretti a compierlo, un passaggio che richiede impegno, fatica, ma è sempre un’occasione per crescere, per tirare fuori il meglio di ognuno di noi. Occorre solo fare molta attenzione a non perdere mai l’obiettivo: se stessi!

 
Per quanti stessero attraversando un periodo di particolare difficoltà e sentissero la necessità di confrontarsi con un esperto Psicoterapeuta è possibile avviare un primo colloquio gratuito online su Skype.

 

Dott.ssa Anna Lorusso

(psicologa – psicoterapeuta)

 

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”

Marcel Proust